Progettazione BIM: Obbligatorietà dal 2019

Con l’entrata in vigore del nuovo Codice Appalti si mettono anche le basi per l’introduzione del BIM come metodologia di progettazione per la gestione informativa delle opere.

Recita così l’art. 23, comma 13, del D. Lgs. 50/2016: “Le stazioni appaltanti possono richiedere per le nuove opere nonché per interventi di recupero, riqualificazione o varianti, prioritariamente per i lavori complessi, l’uso dei metodi e strumenti elettronici specifici di cui al comma 1, lettera h).

Tali strumenti utilizzano piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari, al fine di non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie e il coinvolgimento di specifiche progettualità tra i progettisti. L’uso dei metodi e strumenti elettronici può essere richiesto soltanto dalle stazioni appaltanti dotate di personale adeguatamente formato. Con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro il 31 luglio 2016, anche avvalendosi di una Commissione appositamente istituita presso il medesimo Ministero, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica sono definiti le modalità e i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà dei suddetti metodi presso le stazioni appaltanti, le amministrazioni concedenti e gli operatori economici, valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e della strategia di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e del settore delle costruzioni. L’utilizzo di tali metodologie costituisce parametro di valutazione dei requisiti premianti di cui all’articolo 38.”

I 9 Articoli della Proposta di Decreto in Materia di Progettazione BIM

Come previsto dalla direttiva europea, questa metodologia di lavoro dovrà essere resa obbligatoria da parte delle Stazioni Appaltanti. La Commissione istituita dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha prodotto la proposta di decreto attuativo per l’introduzione di tale obbligatorietà e l’ha successivamente sottoposta a consultazione pubblica dal 20 giugno al 3 luglio 2017. In questo modo è stata data la possibilità a tutti i professionisti del settore di poter dire la propria opinione in merito e, perché no, dare suggerimenti su alcuni punti del testo.

Il decreto attuativo proposto è composto da nove articoli così suddivisi:

Art. 1 – Finalità

Art. 2 – Definizioni

Art. 3 – Adempimenti preliminari delle Stazioni Appaltanti

Art. 4 – Interoperabilità

Art. 5 – Utilizzo facoltativo dei metodi e strumenti elettronici di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture

Art. 6 – Tempi di introduzione obbligatoria dei metodi e strumenti elettronici di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture

Art. 7- Capitolato

Art. 8 – Commissione di monitoraggio

Art. 9 – Entrata in vigore

L’articolo di maggior interesse, ovviamente, tratta delle tempistiche di introduzione dell’obbligatorietà. A tal proposito la commissione ha proposto quanto segue nell’art. 6:

“1. Le stazioni appaltanti richiedono, in via obbligatoria, l’uso dei metodi e degli strumenti elettronici di cui all’articolo 23, comma 1, lettera h), del codice dei contratti pubblici secondo la seguente tempistica:

a) per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 100 milioni di euro, a decorrere dal 1° gennaio 2019;

b) per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 50 milioni di a decorrere dal 1° gennaio 2020;

c) per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 15 milioni di euro a decorrere dal 1° gennaio 2021;

d) per le opere di importo a base di gara pari o superiore alla soglia di cui all’articolo 35 del codice dei contratti pubblici, a decorrere dal 1° gennaio 2022;

e) per le opere di importo a base di gara pari o superiore a 1 milione di euro, a decorrere dal 1° gennaio 2023;

f) per le nuove opere di importo a base di gara inferiore a 1 milione di euro, a decorrere dal 1° gennaio 2025.”

Sembra dunque tracciata la strada del settore delle costruzioni in Italia per i prossimi anni e, leggendo l’intero art. 6, ci si rende conto che verranno toccati tutti i Professionisti, indipendentemente dalle dimensioni della propria attività e dalla posizione all’interno della filiera.

Opinioni e Suggerimenti dei Professionisti in materia di Progettazione BIM

Durante il periodo di consultazione della proposta del decreto, sono emersi commenti, opinioni comuni e condivise che riassumiamo nei seguenti 5 punti.

  1. Necessità di fare riferimento esplicito alla norma UNI 11337. 
    Tale esigenza nasce dal fatto che il testo del decreto risulta interpretabile al punto da rischiare di vanificare l’intento per cui è stato scritto: far evolvere la filiera delle costruzioni sotto il profilo sia delle competenze che delle tecnologie utilizzate. Il riferimento alla norma UNI 11337 darebbe quindi modo ai Professionisti che dovranno iniziare a imbattersi con il BIM di trovare una documentazione in lingua italiana, che per lo meno definisca ambito e prassi operativa con precisione.
  2. Formazione negli Istituti Superiori e nelle Università.
    Secondo l’opinione pubblica sarebbe utile finanziare nuovi corsi e adeguare le attuali offerte formative allo scopo di fornire alle nuove generazioni una formazione adeguata alle moderne richieste del mondo del lavoro.
  1. Formazione delle Stazioni Appaltanti.
    Le Stazioni Appaltanti, come riporta l’art. 3, avranno l’obbligo di formare le persone preposte alla gestione dei modelli informatici e alla comunicazione con progettisti e imprese. 
    I commenti a tal riguardo sono stati di pieno accoglimento della proposta, trovando nel contempo due correnti di pensiero differenti: la prima a favore di una definizione della formazione minima richiesta per tali figure professionali, l’altra a favore di un semplice aggiornamento dell’attuale organico. Va sottolineato che l’introduzione della gestione digitale dei modelli informativi prevede competenze altamente specializzate, con conoscenze trasversali che molto probabilmente necessiteranno di una certificazione o di una formazione specifica, onde evitare l’improvvisazione di ruoli e il conseguente intasamento del sistema nascente.
  1. Titolo non oneroso delle prestazioni da parte dei soggetti specializzati.
    Ha suscitato molto clamore una parte dello stesso articolo 3 che recita: “L’utilizzo dei metodi di cui all’articolo 23, comma 13, del codice dei contratti pubblici è subordinato all’adozione, anche a titolo non oneroso, da parte delle stazioni appaltanti…”. I professionisti che hanno dato il loro contributo lasciando i diversi commenti, si sono pronunciati fermamente contrari all’affermazione riguardante il titolo non oneroso delle prestazioni da parte di soggetti specializzati. È stato sottolineato che tale frase all’interno del decreto andrebbe a sminuire le professionalità che stanno nella loro specializzazione e nel loro aggiornamento e, di conseguenza, il sistema che si sta cercando di creare.
  1. File IFC per la condivisione dei dati.
    Dalla consultazione pubblica è emersa la difficoltà tecnica nell’utilizzo del solo file neutro non proprietario (IFC – Industry Foundation Classes) per la condivisione dei dati. Il file IFC perde alcune informazioni contenute all’interno del modello nel formato proprietario, difficoltà che viene talvolta risolta studiando un esportatore o un importatore ad hoc in funzione dell’uso che si vuole fare del modello (model checking, estrapolazione dati geometrici QTO, estrapolazione di informazioni utili alla stesura del cronoprogramma lavori, ecc.). 
    Alcune informazioni risultano essere comunque non trasferibili attraverso file IFC e leggibili da qualsiasi software, e ciò è dovuto al grado di maturità del formato file. Su questo aspetto vengono presi in causa sviluppatori del formato file e software house che creano soluzioni per la gestione di questi modelli: il loro lavoro, in questo momento, è prezioso più che mai per poter consentire l’implementazione del sistema diminuendo la possibilità di incorrere nella perdita delle informazioni anziché nella condivisione delle stesse.

Riassumendo, stiamo parlando di un sistema ancora “work in progress” nel territorio italiano, ma che avrà un impatto notevole nell’operatività e nella competitività dei professionisti nei prossimi anni.

Per testare direttamente sul campo il livello di conoscenza e diffusione della metodologia BIM, nei primi mesi di quest’anno abbiamo chiesto a un campione di aziende italiane di rispondere a un breve sondaggio.

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Dinora Quadretti
Dinora Quadretti

Laureata in Ingegneria Civile e specializzata nel calcolo delle strutture, intraprende la specializzazione in merito alla metodologia di Building Information Modeling (BIM) presso la scuola Master F.lli Pesenti del Politecnico di Milano con il Master di II° livello in BIM Manager. Svolge il ruolo di Consulente BIM a supporto dei diversi soggetti componenti della filiera AEC che desiderano implementare la metodologia all’interno dei propri studi professionali.

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