Il BIM Building Information Modeling non è “l’ultima moda”

Ci troviamo in un’epoca storica particolare per il settore AEC (Architecture Engineering Construction); un momento di cambiamento ed evoluzione che vede da una parte lo schieramento dei professionisti a favore del cambiamento e dall’altra quelli che rimangono fedeli alla progettazione tradizionale.

I diversi operatori del settore vengono quotidianamente bombardati di informazioni e news sul BIM (Building Information Modeling): articoli, studi, pubblicità, newsletter. Nel D.Lgs 50/2016 è stato anche introdotto il concetto di “digitalizzazione” dei processi e il 26 gennaio 2017 sono state pubblicate le prime tre parti della Norma UNI 11337:2017 “Edilizia e opere di Ingegneria Civile: Gestione digitale dei processi informativi”.

Il destinatario di tale informazione mediatica viene spinto a documentarsi rapidamente attraverso il web e, molto spesso, la sua deduzione in merito al BIM risulta essere “…ecco l’ultima moda anglosassone” alimentando, così, la corrente di pensiero che tende a conservare una metodologia di progettazione di stampo tradizionale. Ma siamo realmente sicuri sia così?

Il concetto di “ultima moda” è effettivamente relativo, ma risulta obiettivamente errato considerare il BIM come tale.

Quando nasce il BIM Building Information Modeling

Tralasciando tutta l’evoluzione che ha portato il settore delle costruzioni da una rappresentazione grafica realizzata attraverso il tecnigrafo all’utilizzo degli strumenti CAD, vogliamo indirizzare la tua attenzione sull’evoluzione dei processi che non si limita solo alla rappresentazione 3D di un edificio.

Innanzitutto diamo la definizione di modello. Un modello è la virtualizzazione di un oggetto (in questo caso edificio o infrastruttura) in un ambiente in tre dimensioni le cui componenti sono caratterizzate sia geometricamente che qualitativamente, riportando informazioni utili durante tutto il ciclo di vita dell’oggetto stesso.

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La prima comparsa del concetto di “modello di edificio”, contenente non solo dati geometrici ma anche informativi, risale al settembre del 1974 grazie alla pubblicazione di una ricerca intitolata “An Outline of the Building Description System” da parte di Charles Eastman, David Pisher, Gilles Lafue, Joseph Lividini, Douglas Stoker e Christos Yessios. La ricerca, condotta alla Carnegie-Mellon University di Pittsburg (USA), propone l’utilizzo di un software per la creazione di modelli composti da elementi di libreria contenenti informazioni non solo per quanto riguarda la semplice geometria, ma anche in merito a materiale, fornitore e caratteristiche tecniche. Il sistema proposto, BDS (Building Description System), attraverso l’uso di un calcolatore PDP-10, propone di risolvere problemi tipici della progettazione tradizionale come la ridondanza delle informazioni, le interferenze causate dall’asincronismo nell’aggiornamento del progetto e la mancanza di uno strumento di controllo.

Nel 1975 dallo stesso Eastman viene coniato il nuovo acronimo BIM, Building Information Model, che negli anni successivi diventerà oggetto di studi, ricerche e sperimentazioni.

Chi usa il BIM Building Information Modeling nel mondo

Se facciamo un salto in avanti di dieci anni e concentriamo la nostra attenzione sui software di modellazione architettonica, notiamo che la prima comparsa di programmi che sfruttano l’utilizzo della cosiddetta modellazione parametrica risale al 1985 in Ungheria da parte di Gabor Bojar con Radar CH (poi ArchiCAD); a seguire MicroStation 1.0 di Bentley, Allplan di Nemetscheck e Revit (acquistato da Autodesk nel 2002).

Volendo dare invece uno sguardo alle risposte legislative nei confronti del BIM da parte di governi, enti ed associazioni in diversi punti del globo, notiamo che, come riporta un articolo pubblicato sul sito www.bimgroup.eu del 30 novembre 2014, è possibile nominare tra i paesi più attivi: U.S.A., Regno Unito, Australia, Canada, Cina, Corea del Sud, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Hong Kong, Islanda, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Singapore, Svezia, Taiwan e Italia.

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Facciamo, dunque, un rapido focus in ordine cronologico su alcuni di questi paesi.

  • Svezia: dal 1991 al 2013 lo Swedish Standard Institute (SIS) pubblica le cosiddette guide Bygghandlingar 90, composte da 8 documenti che riportano indicazioni e raccomandazioni per la gestione dei processi e dei flussi informativi delle commesse. Viene pubblicata dallo stesso SIS nel 2010 la guida pratica BIM för Byggmästare rivolta all’implementazione del BIM nelle piccole e medie imprese. La Norvegia non impone l’uso del BIM nei lavori pubblici. Tuttavia è uno strumento che viene sempre più richiesto da committenti privati sia per opere semplici che per grandi infrastrutture.
  • Regno Unito: partendo dalla pubblicazione nel 2000 da parte dell’AEC (UK) CAD Standard di tre documenti finalizzati al miglioramento del processo di produzione delle informazioni di progetto, gestione e scambio delle stesse, si arriva alle più recenti norme emesse dal British Standard Institute (BSI) della serie BS 1192 e successive BS PAS 1192-2:2013 (“Specification for information management for the capital/delivery phase of construction projects using building information modelling”) e BS PAS 1192-3:2014 (“Specification for information management for the operational phase of assets using building information modelling”). Il governo britannico ha imposto un progressivo passaggio dalla metodologia tradizione all’uso del BIM con termine ultimo l’anno 2016, oltre il quale il BIM sarà obbligatorio.
  • Finlandia: dopo alcuni casi pilota partiti nel 2001 e un progetto di ricerca e sviluppo avviato nel 2002 denominato ProIT (Product Model Data in the Construction Process), la Senate Properties, azienda governativa responsabile del patrimonio immobiliare finlandese, impone già dall’1 ottobre 2007 la richiesta di modelli BIM secondo lo Standard IFC (Industry Foundation Classes, ora ISO 16739:2013, tra poco disponibile UNI EN ISO 16739:2016).

Queste sono solo alcune date significative antecedenti alla pubblicazione delle Direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 Febbraio 2014, che sono state successivamente recepite dal Governo Italiano con il D.Lgs. 50/2016.

Siamo dunque ancora dell’idea che si tratti di una “moda recente”? Direi di no! E i benefici che l’adozione della metodologia BIM comporta sono ormai risultati tangibili per qualunque dimensione di impresa.

Vogliamo, quindi, iniziare questo nuovo anno con la stessa raccomandazione pubblicata dal consulente irlandese Ralph Montague di ArcDox: “Join the journey and don’t be left behind”!

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Dinora Quadretti
Dinora Quadretti

Laureata in Ingegneria Civile e specializzata nel calcolo delle strutture, intraprende la specializzazione in merito alla metodologia di Building Information Modeling (BIM) presso la scuola Master F.lli Pesenti del Politecnico di Milano con il Master di II° livello in BIM Manager. Svolge il ruolo di Consulente BIM a supporto dei diversi soggetti componenti della filiera AEC che desiderano implementare la metodologia all’interno dei propri studi professionali.

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