Cos’è il CDE nell’Ambito della Progettazione BIM

Nei precedenti articoli ci siamo occupati della nascita del BIM, di applicativi e processi ad esso relativi e dell’introduzione della sua obbligatorietà in Italia dal 2019.

Vogliamo ora parlarvi della struttura e delle caratteristiche che deve avere l’ambiente di condivisione previsto da questa metodologia, che rappresenta il fulcro di tutta la gestione digitale del processo di costruzione e manutenzione di un’opera.

L’ambiente in cui avviene lo scambio di informazioni tra i diversi attori partecipanti a un progetto prende il nome di CDE (Common Data Environment), secondo la notazione anglosassone riportata nella serie BS PAS 1192 o di ACDat, e quella italiana presente nella serie UNI 11337:2017.

La struttura del CDE

Il CDE, come descritto all’interno della normativa inglese, è suddiviso in quattro sezioni principali:

  1. Work in progress
  2. Shared
  3. Published Documentation
  4. Archive

All’interno di queste sezioni vengono strutturati specifici processi di condivisione delle informazioni, verifica, revisione e validazione dei contenuti tra i diversi team di progetto.

  1. Work in progress – In quest’area ogni team di progetto deposita i modelli e le informazioni in fase di lavorazione, che restano non condivise con gli altri team di progetto fino al momento della convalida da parte del team manager.
  2. Shared – Nella seconda sezione vengono messi in condivisione i modelli delle diverse discipline in modo da consentire il coordinamento e lo scambio di informazioni con gli altri team.

    3. Published Documentation – Una volta validati i diversi modelli e ottenuta l’approvazione da parte del committente, le informazioni possono passare nella terza area, dove viene condiviso quanto definito.

    4. Archive – Nella quarta area, infine, vene archiviata tutta la documentazione (modelli ed elaborati) che il BIM (Building Information Model) prevede; da questo modello si partirà per poter definire il PIM (Project Information Model) per la fase di costruzione, successivamente aggiornato in modo da ottenere l’AIM (Asset Information Model), che costituisce la base per la pianificazione delle operazioni di facility.

Ovviamente i passaggi da un’area a quella successiva sono regolati da precisi “Gate” di approvazione composti da una serie di “check” che le informazioni devono superare.
La normativa inglese prevede, inoltre, una sezione in cui vengono contenute tutte le informazioni “non approvate”, quindi anche le richieste di variante.

Le caratteristiche del CDE

Il CDE è dunque il contenitore di tutte le informazioni riguardanti un’opera che, secondo la norma UNI 11337-5, dovrà avere le seguenti caratteristiche:

  • accessibilità, con regole prestabilite in funzione del ruolo all’interno del processo;
  • tracciabilità e successione storica di tutto il flusso;
  • supporto della maggior parte di tipologie e formati dati e loro elaborazioni;
  • possibilità di estrapolazione di informazioni mediante interrogazione;
  • possibilità di conservazione e aggiornamento nel tempo;
  • garanzia di sicurezza e riservatezza.

L’organizzazione, la proprietà e la gestione del CDE andrebbe garantita dal Committente, anche se molto spesso la stessa Committenza (o Stazione Appaltante) rimanda all’Affidatario tale onere.

I vantaggi

L’utilizzo di un ambiente di condivisione aggiornato e accessibile in tempo reale consente di sfruttare al meglio i punti di forza che contraddistinguono la metodologia BIM, quali l’uso di modelli virtuali e di informazioni in formato digitale, non più cartaceo.

I vantaggi riguardano innanzitutto l’automazione del coordinamento informativo fra i diversi team di lavoro seguendo criteri di trasparenza e disponibilità temporale delle informazioni, quasi immediata. Ciò consente una gestione automatizzata anche dei processi di revisione e di aggiornamento dei modelli e delle informazioni, evitando la ridondanza di dati o duplicazioni degli stessi, errori o misunderstanding che costituiscono l’attuale fonte principale di perdita di tempo e di denaro in fase di progettazione, costruzione e gestione dell’opera durante la fase di esercizio.

Con questo articolo abbiamo cercato di dare un piccolo contributo per accrescere o, per i più esperti, consolidare le competenze dei Professionisti in ambito BIM. Ma quanto è conosciuta questa metodologia dalle aziende italiane e qual è la sua diffusione? 
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Dinora Quadretti
Dinora Quadretti

Laureata in Ingegneria Civile e specializzata nel calcolo delle strutture, intraprende la specializzazione in merito alla metodologia di Building Information Modeling (BIM) presso la scuola Master F.lli Pesenti del Politecnico di Milano con il Master di II° livello in BIM Manager. Svolge il ruolo di Consulente BIM a supporto dei diversi soggetti componenti della filiera AEC che desiderano implementare la metodologia all’interno dei propri studi professionali.

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