10 Luoghi Comuni sulla Progettazione BIM

Nella maggior parte degli eventi a cui partecipo, durante lo spazio “domande e risposte” emergono immancabilmente i timori e le preoccupazioni – alcuni condivisibili, altri meno – degli utenti che approcciano il BIM. Sulla base della mia esperienza ho ricavato un elenco dei luoghi comuni maggiormente ricorrenti, su cui confrontarsi. Vediamoli insieme.

1. “Il BIM è solo per grandi commesse”

Durante i convegni si tende a mostrare il BIM in tutto il suo potenziale, spesso attraverso grandi progetti per magnificarne le possibilità.
In realtà gli strumenti e le procedure del BIM si applicano perfettamente anche nelle piccole commesse, dove le procedure sono semplicemente meno articolate. Si può fare BIM con la ristrutturazione di un appartamento, e in questo caso non è necessario applicare tutti i principi previsti dalla normativa. È bene considerare che l’utilizzo di un software di authoring, unitamente a uno strumento di coordinamento cliente/progettista/impresa, può dare grandi benefici.

2. Il BIM è solo per grandi strutture”

Come conseguenza del punto precedente, anche le piccole e medie realtà possono attrezzarsi per il BIM. La dimensione dello studio non si misura più tanto sul numero degli addetti ma sulle competenze: mai come in passato i professionisti hanno l’opportunità oggi di costituire delle reti efficaci, grazie all’impiego degli strumenti informatici e all’interdisciplinarietà insita nel BIM. Non più reti tra figure professionali simili, ma dialogo tra figure diverse lungo tutto il percorso progettuale. L’alternativa è scomparire.

3. “Il BIM è complesso”

Non è il BIM ad essere complesso, ma lo è l’edilizia.
Non abbiamo più i margini economici di un tempo, le possibilità di errore diminuiscono notevolmente e dobbiamo necessariamente affrontare la complessità per ridurre gli sprechi e le inefficienze che storicamente caratterizzano il settore delle costruzioni. Certamente l’impiego dei software comporta delle difficoltà di apprendimento, ma è soprattutto la necessità di lavorare in team interdisciplinari a comportare un maggior grado di complessità.

4. “Devo acquistare diversi software”

Durante i convegni vengono mostrati diversi software, ognuno con una propria specializzazione, altri in alternativa fra loro. Ma uno dei principi del BIM è l’individuazione dei ruoli e delle competenze, riportando ognuno esattamente alle proprie responsabilità. A ogni ruolo corrisponde quindi l’uso di un software specifico, anche se certamente uno studio può ricoprire più ruoli contemporaneamente, il che si traduce in maggiori opportunità lavorative.

5. “Devo imparare diversi software”

Vale quanto detto prima: a ogni figura corrisponde lo strumento più appropriato. È inutile dotarsi di una gamma di prodotti che poi non corrispondono esattamente alle nostre esigenze; casomai è importante mettere in relazione i propri strumenti fra loro, imparando a conoscere i loro usi e le loro finalità, prima ancora che il loro funzionamento.

6. “Il BIM non conviene”

Il BIM offre palesi benefici in termini sia di risparmio sui tempi e sui costi per l’impresa, il cliente e il progettista che di maggiore efficienza interna allo studio.
Esiste poi un vantaggio competitivo che deriva dal fatto di essere maggiormente attrezzati rispetto alla concorrenza. In breve, quando il BIM sarà maggiormente diffuso, questo vantaggio si convertirà semplicemente nell’opportunità di rimanere sul mercato.
Infine ci sono benefici che derivano da nuove opportunità non ancora conosciute, legate ad esempio al settore Real Estate che si sta rapidamente “professionalizzando” e che richiede una serie di servizi in prospettiva molto redditizi.

7. “Il BIM imbriglia la creatività”

È un cambio a cui assistiamo non solo in edilizia: la digitalizzazione sta mutando gli scenari in tutti i campi lavorativi.
Sono finiti i tempi dell’architetto demiurgo. L’architettura è sempre più un processo collettivo, dove creatività e processo convivono, seppur in modi diversi rispetto al passato. Ora il progettista ha un ruolo di coordinamento maggiore, con il vantaggio che il progetto, condiviso sin dalle prime fasi, si avvicina molto a quanto verrà realizzato, riducendo quindi i compromessi a valle. È qualcosa a cui siamo purtroppo abituati, quando il progetto viene modificato in cantiere con buona pace della creatività.

8. “Nel processo BIM ci sono diverse lacune dovute all’interscambio di dati”

Come in ogni processo, esistono delle criticità. Il formato IFC è il perno su cui poggia il principio dell’interoperabilità, anche se non l’unico. Esistono certamente delle definizioni mancanti, ma a conti fatti i vantaggi superano di gran lunga le limitazioni: gli elementi e gli oggetti sono in relazione fra loro, sono identificati spazialmente, mantengono la propria funzione.

Molte volte l’errore risiede nel considerare l’uso dei software come un fattore avulso dalla realtà in cui lavoriamo. L’interscambio IFC varia a seconda dello scopo e del software di destinazione, condizioni che devono essere gestite e determinate dall’interoperabilità delle persone prima che dagli strumenti. Fatta questa premessa, l’IFC costituisce una grande opportunità che permette notevoli risparmi di tempo, amplia le possibilità comunicative e riduce i margini di errore, del resto presenti anche nello scambio tra formati nativi.

9. “Il BIM impone l’uso di determinati software”

Interoperabilità vuol dire libertà di scelta e uso consapevole della tecnologia, da non subire ma da sfruttare per potenziare le proprie capacità. L’Italia è il Paese con il maggior sviluppo di software per abitante. Ciò è dovuto alla ben nota frammentarietà del mercato, ma costituisce una ricchezza che all’estero ci invidiano: avere software radicati nella realtà locale, in grado di conoscere e saper interpretare la complessità normativa, perciò capaci di offrire all’utente servizi migliori rispetto a quanto possono fare le grandi software house internazionali. L’uso del formato IFC sta superando l’uso dei plug in di interscambio, perché permettono un’evoluzione molto più dinamica e rapida.

10. “Il BIM è scollegato dalla realtà”

Il BIM è una disciplina in costante evoluzione non soltanto dal punto di vista tecnico; ogni giorno ci sono infatti novità significative che riguardano i software, i progettisti, gli enti, ecc. Il BIM è estremamente concreto; ognuna di queste evoluzioni ha dei riscontri diretti sulla progettazione che allarga più e più il proprio campo di azione: rilievo laser e fotogrammetrico, rilievo da droni, realtà aumentata, metodi di produzione a controllo numerico, ecc. Sono tutte tecnologie recenti, ma che hanno già una forte incidenza sul mercato.

Ora che abbiamo approfondito insieme i 10 luoghi comuni sulla progettazione BIM, ti offriamo i suggerimenti dei nostri esperti da considerare quando deciderai di adottare la metodologia BIM nella tua organizzazione. Scarica la nostra guida gratuita per implementare il BIM in modo profittevole nella tua azienda.

Hilario Bourg
Hilario Bourg

Architetto da sempre coinvolto nell’ottimizzazione dei processi di gestione interni allo Studio. L’esperienza maturata nel campo della metodologia BIM lo porta a ricoprire oggi il ruolo di Area Sales Manager di GRAPHISOFT come consulente, formatore e rappresentante presso le principali associazioni e istituzioni nell’area milanese: è membro del gruppo UNI/CT 033/GL 05 per la definizione delle norme 11337.

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